Diretto da Alfred Hitchcock.
Con Sean Connery, Tippi Hedren, Diane Baker.
Scritto da Jay Presson Allen. Dal romanzo omonimo di Winston Graham.
Usa 1964, 2h10’, colore, formato panoramico 1,85:1
“Tu Freud, io Jane?”
Il facoltoso Mark Rutland (Sean Connery) ha sposato la bella cleptomane Marnie (Tippi Hedren) senza sapere che la donna è frigida e angosciata da incubi ricorrenti. Scoprire i misteri legati al passato della tormentata sposa diventerà per lui un’ossessione. Dopo aver dimostrato di saper padroneggiare qualsiasi registro cinematografico applicato alla suspense (dalla commedia sofisticata all’horror, dal giallo classico alla sperimentazione “sovrannaturale” di “Gli uccelli”, il maestro Alfred Hitchcock si concesse un dramma psicologico (non privo di elementi di mistero) caratterizzato dal colore rosso e fondamentalmente basato sulla rimozione di un trauma infantile a sfondo sessuale. Materia scottante, e un azzardo antispettacolare che non gli fu perdonato né dal pubblico né dalla critica. Il finale, che portava sullo schermo esplicitamente il dramma della pedofilia e dello stupro, fu uno shock per gli spettatori dell’epoca: anche perché l’aver scelto Connery (già lanciatissimo nei panni di James Bond 007) come protagonista contribuì non poco a disorientare la percezione dell’audience. Caso unico nella storia del regista, il secondo film consecutivo con la stessa attrice, Tippi Hedren, che aveva esordito con lui l’anno prima in “Gli uccelli” e che Hitchcock aveva messo sotto contratto con una ironica ma pur sempre poco rassicurante premonizione: “Rovinerò sul nascere la tua carriera.” Nel suo rituale cameo, Sir Alfr