Titolo originale: Edward Scissorhands
Diretto da Tim Burton.
Con Johnny Depp, Winona Ryder, Vincent Price.
Scritto da Caroline Thompson e Tim Burton.
Usa 1990, 1h45’, colore, formato panoramico 1,85:1
“Non mi ha finito.”
Edward (Johnny Depp) è il “figlio” di un eccentrico inventore (Vincent Price) morto prima di portarne a termine le mani, sostituite da un insieme di lame. Il ragazzo, educato e gentile, sarebbe condannato alla solitudine se non venisse “adottato” dalla famiglia della giovane Kim (Winona Ryder). Ma non riuscirà ad affrancarsi dalla sua natura di “diverso”. Un bianco, malinconico Pierrot con lame al posto delle dita e una capigliatura “emo” ante litteram. Al pari di pochissimi altri autori al mondo, Tim Burton ha creato uno stile definibile solo aggettivizzando il suo nome. In quello che resta probabilmente il suo film più personale, tutto è “burtoniano”: l’aspetto gentile e inquietante del “mostro” buono, la linea “gotica” delle scenografie, l’umorismo che sfocia nel macabro, il sentimentalismo che si colora di crudeltà, i rasoi di Edward che modellano cespugli, ghiaccio e chiome.
Un mix di “Frankenstein”, “La Bella e la Bestia” e di serie B suburbana degli anni Cinquanta, sottovalutato alla sua uscita, soprattutto dal pubblico (che dopo i record di “Batman” non si aspettava nulla di simile da Burton): ma che con gli anni è diventato un punto di riferimento per gli adolescenti di tutto il mondo. Segna per il regista il saldarsi definitivo di un sodalizio (quello con il compositore della magnifica colonna sonora, Danny Elfman, poi musicista di ogni suo film) e l’inizio di un altro (quello con Depp, ai tempi poco più che sconosciuto) destinato a dare altri frutti meravigliosi: “Ed Wood”, “Sleepy Hollow”, “La fabbrica di cioccolato”. Una performance straordinaria, anche in considerazione del fatto che l’attore pronuncia in tutto solo 169 parole.
Academy awards: 1 nomination
Golden Globes: 1 nomination