Diretto da Brian De Palma.
Con Al Pacino, Sean Penn, Penelope Ann Miller.
Scritto da David Koepp.
Dal romanzo “Una vita a modo mio” di Edwin Torres.
Prodotto da Martin Bregman e Willy Baer.
Bregman/Baer Productions/Universal Pictures
Usa 1993, 145 min. colore, formato Panavision 2,35:1
“Questa è la mia vita. Io sono come sono, nel bene e nel male. Non posso farci niente.”
Deciso a rifarsi una vita dopo essere stato in galera per traffico di droga, Carlito Brigante cerca di gestire un locale notturno stando a distanza dalla malavita. Ma il suo avvocato David Kleinfeld (Sean Penn) gli addossa la responsabilità, incastrandolo, dell’uccisione di un potente gangster. La fuga di Carlito sarà disperata, e vana. A dieci anni da “Scarface”, Pacino e De Palma si ritrovano: ma alla furia distruttiva e violentissima del loro “incontro” cinematografico precedente si sostituisce un fatalismo che celebra la figura di un perdente sconfitto dalla vita e che nega quei concetti di redenzione e “seconda possibilità” che hanno fatto grande il cinema americano classico. Un trionfo di forma, tra riprese “impossibili” (come la carrellata circolare finale sul corpo esanime di Pacino), lunghi ed elaboratissimi piani sequenza che nulla tolgono a un ritmo sempre implacabile, virtuosismi mai sottolineati e pudiche autocitazioni (il métro di “Vestito per uccidere”, la stazione di “The Untouchables”). E una mirabile profondità psicologica dei personaggi, esaltata dalle performance di un cast perfetto. Che cela tra i suoi personaggi minori anche un ai tempi poco noto Viggo Mortensen.
Golden Globes: 2 nomination