Regia: Sam Mendes.
Con Kevin Spacey, Annette Bening, Mena Suvari
Usa 1999, colore, Durata: 122 min.
“…guarda da vicino.”
L’immagine-sogno di Mena Suvari coperta di petali di rosa ha fatto il giro del mondo, ponendosi come icona temporanea di fine anni Novanta: l’epoca in cui il consumo di massa standardizzato, l’avvento di Internet, il moltiplicarsi esponenziale dei dispositivi di fruizione del cinema, la chiusura delle sale a un solo schermo e l’invasione (pacifica) dei multiplex hanno radicalmente cambiato la percezione del prodotto-film e alterato la sua vita nella memoria dello spettatore.
Ciò malgrado, la tragedia del quarantenne in crisi Lester Burnham (Kevin Spacey), stufo della moglie e attratto dalla provocante compagna di scuola della figlia, si è depositata nell’immaginario facendo leva su tensioni molto quotidiane, condivisibili e dunque dall’indubbia capacità di solleticare l’immedesimazione dello spettatore: l’alienazione del lavoro, il crollo dei valori della “middle class”, l’ossessione dei media per l’argomento pedofilia, il matrimonio come istituzione da un pezzo non più “intoccabile”. Quasi un aggiornamento/equivalente (mutato di segno e più spregiudicato e duro nella messa in immagini), del catalizzatore di tensioni famigliari che fu “Gente comune” un ventennio prima. Cast sfavillante (sacrosanto l’Oscar a Spacey, erede naturale del grande Jack Lemmon), confezione impeccabile, immagini memorabili e simboliche: come, oltre al “sogno” in rosa già citato, il sacchetto che vola nel vento ripreso dalla videocamera del figlio dei vicini.
Academy awards: 8 nomination,
5 Oscar miglior film, regia, sceneggiatura, attore protagonista: Kevin Spacey, fotografia
Golden globes: 6 nomination,
3 Golden globe miglior film, regia, sceneggiatura
David di Donatello miglior film straniero