Titolo originale: Midnight Cowboy
Diretto da John Schlesinger.
Con Dustin Hoffman, Jon Voight, Sylvia Miles.
Scritto da Waldo Salt. Dal romanzo omonimo di James Leo Herlihy.
Usa 1969, dur. 113min. colore, formato panoramico 1,85:1
“L’unica cosa che mi riesce è fare l’amore.”
Stetson e giacca di pelle a frange: in grezzo texano (Jon Voight) a New York con mire da gigolo incontra l’emarginato tisico (Dustin Hoffman) con il mito della Florida. Un’amicizia maschile sui generis, ma anche uno studio sul mito statunitense e sull’impossibilità per troppi di vedere realizzato il proprio sogno. In piena rivoluzione culturale, un film hollywoodiano a suo modo estremo per la verità degli ambienti descritti (il milieu omosessuale non era mai stato rappresentato così esplicitamente) e per la disperazione di fondo. Nell’occhio di Schlesinger c’è tutta la lezione del Free Cinema inglese, da cui il regista proveniva, ma anche l’interesse per i fermenti culturali statunitensi dell’epoca (con Paul Morrissey, sono protagonisti di un cameo anche altri esponenti della Factory del re della “pop art” Andy Warhol) e il fascino per la macchina spettacolare da grandi masse. E la complementarità del pressoché esordiente Voight e del già navigato Hoffman (al travaglio interiore del primo fa da controcanto la gigioneria cialtrona del secondo) è pura alchimia del cinema.
Fu il primo film vietato ai minori a vincere l’Oscar, e lanciò una canzone ancor oggi notissima: “Everybody’s Talking”, scritta da Fred Neil ed eseguita da Harry Nillson.
Academy awards: 7 nomination,
3 Oscar [miglior film, regia, sceneggiatura]
Golden Globes: 7 nomination,
1 Golden Globe [miglior esordiente: Jon Voight]