Diretto da John G. Avildsen.
Con Sylvester Stallone, Talia Shire, Burt Young, Burgess Meredith.
Scritto da Sylvester Stallone.
Usa 1976, 1h59’, colore, formato panoramico 1,85:1
“E se sono ancora in piedi io saprò per la prima volta in vita mia che non sono soltanto un bullo di periferia.”
Rocky Balboa, pugile italoamericano di belle speranze, si prepara a sfidare il campione mondiale dei pesi massimi. Non ha speranze, ma arrivare sul ring conta più che vincere. Sylvester Stallone, il più grande eroe proletario Usa, si cuce addosso un personaggio mitico che diventa uno dei più straordinari e popolari simboli simboli dell’”american dream”. Il racconto trabocca di emozioni, determinazione, agonismo, umanità e speranza: la boxe e la lotta sul ring continuano a essere una metafora della vita, come nella grande tradizione del cinema pugilistico americano (“Lassù qualcuno mi ama”, “Il colosso d’argilla”). Ma lo sguardo “dal basso” e l’enfatizzazione delle fanfare della colonna sonora culto di Bill Conti conferiscono a ogni sequenza una forza speciale. Rocky che si allena usando come punching ball i quarti di carne; Rocky che si prepara una “colazione energetica” bevendo mezza dozzina di uova in un fiato; Rocky che si dichiara, indifeso, all’innamorata; Rocky che termina l’allenamento in cima alla scalinata del museo di Philadelphia; Rocky che resiste fino all’ultima ripresa; Rocky che si fa strada tra la folla cercando l’amata (“Adriana!”). Immagini ed emozioni incise nella memoria, sull’onda dell’irresistibile “Gonna Fly Now”.
Academy awards: 10 nomination,
3 Oscar [miglior film, regia, montaggio]
Golden Globes: 6 nomination,
1 Golden Globe [miglior film]